Alleyn Wren, scopriamo insieme la sua vita e suoi scritti 💙
Buongiorno a tutti con una nuova intervista autore 💙
Siete pronti a scoprire Alleyn Wren?
Devo dire che questa è una delle interviste che preferisco! Iniziamo…
TRAMA:
Le
illustrazioni di copertina di I figli dei ricordi e Il destino dei
dimenticati sono realizzate da Patrizia Cocco.
Ciao e grazie mille per essere qui! Per prima cosa
presentati, cosa fai nella vita?
Ciao, grazie a te per l’opportunità ! Sono Alleyn, lavoro in
un negozio di e-commerce, scrivo e sono mamma di una bimba di sette anni.
Descriviti con tre aggettivi.
Creativa, rimuginatrice, paziente XD.
Quando hai iniziato a scrivere per la prima volta?
Da che mi ricordo ho sempre scritto, perché ho sempre letto.
Ho iniziato a scrivere per farmi leggere intorno ai 17-18 anni, grazie alle
fanfiction (scrivevo su YSAL e Nocturne Alley con il nick Tesla). Intorno ai 26
ho interrotto, scrivendo cose solo per me. Ho ripreso dal 2020, questa volta
con storie mie originali; mi sono resa conto che avevo davvero troppe avventure
chiuse dentro che volevano uscire fuori.
Quando hai pubblicato il tuo primo libro e cosa hai
provato? È stato difficile ‘buttarsi’ e, come si suol dire, far uscire il sogno
dal cassetto?
In realtà il primo libro che ho pubblicato è stato con una
CE nel 2014, ed era un saggio; ho scritto anche alcuni articoli scientifici.
Quello e le reazioni positive del mio professore di scrittura creativa
all’università mi hanno scrollato di dosso l’insicurezza, e alla fine mi hanno
spinto a tentare con la narrativa. Ho deciso per la pubblicazione in self per
avere il massimo controllo creativo sulle mie storie.
Nel 2022 ho pubblicato un primo romanzo in self, un MF molto
coccolo, e avevo l’ansia a mille XD! Ho impiegato due anni per scriverlo,
durante i quali ho combattuto costantemente contro il mio perfezionismo. Una
volta pubblicato, è successa una cosa stranissima: il mio perfezionismo si è di
molto attenuato, specie nella modalità in cui ti impedisce di terminare un
lavoro perché tanto non sarà mai all’altezza di ciò che hai in mente.
Di base, ho imparato che devi solo fare il meglio che puoi
in quel periodo, metterci tutto il cuore (e le lacrime, e le parolacce, e il
sudore)… poi però la storia deve uscire, lasciare che trovi la sua strada. Se
hai sbagliato qualcosa, riconosci i difetti e cerchi di imparare per il
prossimo libro. Se hai azzeccato qualcosa… yippieeeeeee!
Mi ha dato anche il coraggio di osare di più, di scrivere
storie davvero mie, che potrei creare solo io, con i miei valori, idee e cose
che mi piacciono. Inoltre i libri non
sono come film… non hai limiti di budget, quindi perché frenarsi?
Volevo farti i miei complimenti per la tua ultima uscita,
vorresti parlarcene?
Grazie mille! È un paranormal romance ambientato tra Roma,
l’Alto Adige e l’Austria; i protagonisti sono due ex amici di infanzia:
Alessio, un ragazzo che parla con i morti, e Mathias… che sta morendo. Insieme
si ritrovano nel campeggio che frequentavano da piccoli, sul lago di Dobbiaco.
L’inizio non è dei più rosei, c’è troppo sangue amaro tra di loro; quando il
fantasma di un soldato in divisa della Grande Guerra se la prende con Mathias,
però, Alessio si rende conto che deve intervenire per salvarlo. Da qui parte
una ricerca per comprendere come mai questo fantasma ce l’abbia con lui, e
BEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEP (censura per evitare spoiler).
La dilogia è, di fatto, una storia unica divisa in due
parti: I figli dei ricordi e Il destino dei dimenticati.
L’elemento paranormal non è sullo sfondo ma parte integrante della trama, e
cresce di pari passo con il lato romance. C’è anche una parte di mistery,
suspense e azione adrenalinica, specie nella seconda parte. Ah, e le lacrime.
Tante, tante lacrime.
Da chi prendi ispirazione quando scrivi?
Normalmente da cose che ho studiato, amato e vissuto.
La serie precedente, Quattro schiavi, è la mia
personale lettera d’amore alla fantascienza d’azione; non quella in stile space
opera, con alieni e navi spaziali, ma tecnologica. È ambientata in un mondo in
cui persone con debiti economici finiscono in schiavitù, e segue la storia di
quattro uomini che devono sventare un complotto ultradecennale che minaccia il
mondo, e si innamorano nel frattempo… perché belle le lotte, belli gli
intrighi, ma alla fine sono sempre le persone e i legami fra loro la cosa più importante.
Qui ho riversato tutte le cose che amo della fantascienza,
dell’azione, complotti, intrighi, misteri su misteri su misteri, ma anche tutti
i miei studi universitari legati alla psicologia e alle neuroscienze.
La dilogia paranormal romance ambientata in Alto Adige, Anime
in attesa, è nata dalla mia esperienza personale durante la vacanza in
campeggio in quegli stessi posti. Naturalmente non ho incontrato fantasmi
arrabbiati, fortunatamente XD, ma i posti dove hanno combattuto la prima guerra
mondiale, i paesaggi avvolti dalla nebbia e piccoli eventi reali e scoperte mi
hanno portato a sviluppare questa storia.
Inevitabilmente sono scivolate al suo interno anche emozioni
più private, come una perdita importante avuta durante la progettazione della
storia. Ecco che tra i temi si è intrufolata l’elaborazione del lutto e il modo
in cui possiamo affrontare il dolore (ma giuro che è romance!).
Se ne avessi la possibilità cambieresti qualcosa nel tuo
ultimo scritto?
No, sono felicissima di come è venuta. So che parla anche di
temi rischiosi, come la malattia e la perdita, e non è proprio per tutti. Ho
cercato però di affrontarli nel modo più delicato, rispettoso, onesto e
vulnerabile possibile, perché non sono certo cose da trattare giusto per
spettacolarizzare il dolore, ma più come… una sorta di terapia per affrontarlo.
E devo dire che il modo in cui la dilogia è stata accolta positivamente da
tantissimi lettorɘ mi ha lasciata senza fiato.
Anche la rappresentazione demisessuale onesta è stata accolta a braccia aperte.
Alcunɘ lettorɘ demisessuali mi hanno scritto in privato per dirmi quanto la
presenza di un protagonista così fosse importante per loro, e lo credo. Una
rappresentazione corretta dell’asessualità è sempre essenziale, perché c’è
ancora tanta confusione a riguardo.
Che genere trattano i tuoi libri e come mai proprio
quello?
Per ora ho scritto un romance classico MF, e fantascienza tecnologica e paranormal
(mischiati entrambi a romance MM), ma direi che ci sono sempre personaggi
imperfetti e poste in gioco importanti. Tendo anche a mettere azione e
suspense.
Adoro creare trame intrecciate che si sbrogliano senza
intoppi, presentando al lettore una serie di indizi che riconosce solo quando
scopre la soluzione. Adoro anche
progettare e scrivere scene di azione in cui la posta in gioco è palese e i
rischi sono altissimi. Mi piace quando ai personaggi non va tutto liscio né se
la cavano senza problemi; ancora di più, amo quando non sono esseri perfetti ma
presentano anche difetti, per quanto sia necessario che il lettore empatizzi
con loro, e quando una buona parte dei casini che capitano loro sia una
conseguenza dei loro sbagli. Ecco, aspiro a non creare punching-ball del
destino, ma esseri umani che fanno cavolate da recuperare, e devono sudarsi
come non mai il lieto fine!
Cosa non deve mai mancare secondo te in un romanzo? Ergo,
cosa non manca mai quindi in tuo scritto?
La cosa più importante per me, in un romanzo mio o altrui, è
l’evoluzione del personaggio. Fatta eccezione per rarissimi casi, se il
protagonista arriva alla fine del romanzo così come è partito, è un’opportunitÃ
mancata.
Le sofferenze che capitano al personaggio lungo il cammino
servono proprio a farlo crescere, ragionare, migliorare e, alla fine,
guadagnare l’happy ending. Se non gli capitano sfighe né grossi ostacoli, non
reputo si sia guadagnato la felicità e quindi se è tutto contento nell’ultima
pagina… meh!
Naturalmente sto parlando di un romance, in cui il lieto
fine è un cardine. Per tragedie o altri generi il discorso è diverso, ma
ammetto che dopo aver tifato per 300 pagine per un personaggio che affronta le
sfide più pesanti, il lieto fine è un po’ meritato XD.
Racchiudi con una frase i tuoi romanzi (se possibile).
Personaggi perfettamente imperfetti che sudano come pochi
per assicurarsi il loro lieto fine da favola.
Se dovessi associare un colore ai tuoi scritti quale
assoceresti e perché.
Direi blu, in tutte le sue sfumature. È un colore legato
alla fiducia, alla profondità e spiritualità , alla pace e introspezione. Si
ritiene che stimoli l’intuizione ed è associato alla dedizione e alla
malinconia. Ed è anche un colore legato alla fantascienza e alle notti buie del
paranormal, quindi ci sta!
Che emozioni provi nel sapere che un tuo libro, una tua
idea, può essere letta da altre persone?
È qualcosa di surreale e incredibile.
Se non sbaglio è stato Stephen King in On writing a
definirlo un piccolo esercizio di telepatia in atto. Delle immagini nella mia
testa si riversano nella mente di un’altra persona, che non conosco e che
probabilmente mai conoscerò, senza essere nella stessa stanza e neanche nello
stesso giorno, minuto, ora.
Sapere che il modo vulnerabile in cui ho affrontato il
sentimento di perdita nella dilogia ha aiutato qualche persona ad affrontare il
proprio… ecco, è questo che rende la scrittura una delle cose più potenti del
mondo. Sapere che hanno pianto con me, riso con me, lanciato parolacce o avuto
un po’ di paura, negli stessi punti… ecco, sì.
Pura magia.
Hai dei retroscena da svelarci che nessuno sa?
Forse per Quattro schiavi. In origine doveva essere
uno stand-alone, ma arrivata all’80% del primo libro mi sono resa conto che
avevo ancora troppe cose da dire su quei quattro protagonisti. Così ho
deciso di cambiare la trama in corsa e ho associato altre tre idee sci-fi che
avevo, per altrettanti romanzi. Quando ho finito il primo libro, degli altri
sapevo appena una riga di concept appuntata su un post-it, e ho sviluppato le
storie un libro alla volta.
Alla fine però sembra che la trama generale, tanto tanto
complessa, sia stata progettata per intero dall’inizio. Tutto torna (grazie al
cielo!), in un vero esempio di serendipity; ho ripreso dettagli che avevo messo
d’istinto e li ho intrecciati ai nuovi
dati in modo che sembrassero un unico insieme coerente. Un po’ destino, un po’
istinto, un po’ io che sono portata a collegare, un po’ arte del riciclo
(perché la roba che hai scritto è come il maiale: non si butta nulla, e puoi
sempre riutilizzare un personaggio apparso nel primo libro per fargli fare
qualcosa nel quarto).
Ci ho pensato dall’inizio? Per niente XD.
Ho svolto tutto senza sparare parolacce e sbattere la testa
contro il tavolo mugolando “Ma chi me lo ha fatto fare?”? Neanche!
Ho scritto serena il quarto libro in cui TUTTO doveva
sbrogliarsi perfettamente, senza sperare di non aver scritto cavolate
irrecuperabili nei precedenti? AHAHAHAHAHAH NO XD!
Ma alla fine è andata, lasci che la storia ti conduca dove
ti vuole condurre e speri che il risultato finale sia armonico e fluido.
Poi… più che retroscena, un easter egg: al momento tutti i
miei libri hanno un personaggio che si chiama Ben, nelle sue mille variazioni
XD: in Quattro Schiavi uno dei protagonisti si chiama Benjamìn. In
Anime in Attesa c’è il fantasma Beniamino. Nell’MF c’è un personaggio
secondario che si chiama Ben XD.
È iniziato come
scherzo mentre parlavo con una mia amica (“No Ben, no party!”), ma spero di
portare avanti la tradizione. Più che altro, devo ricordarmelo XD!
Stai scrivendo altro? Hai progetti futuri?
Sì, pure troppi, non so quando riuscirò a scriverli tutti
XD! Al momento però sto scrivendo il prossimo romanzo, un paranormal romance
post-apocalittico MM ambientato a Roma. Poi ho in cantiere un soft sci-fi, un
comico paranormal, due raccolte di racconti, uno spin-off di Anime in attesa,
tra i più immediati. Ah, e vorrei riprendere in mano l’ambientazione di Quattro
Schiavi, perché ho sei-sette idee da raccontare in quel mondo.
Se dovessi augurarti qualcosa per il futuro cosa sarebbe?
Che i miei bimbi di carta trovino là fuori persone che hanno
bisogno di loro.
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ESTRATTI
I FIGLI DEI RICORDI:
E io… sono un idiota, perché non dovrebbe
importarmene, ma mi importa, eccome.
Anche se non voglio.
Anche se è inutile.
Ma Mathias è bello e malinconico, dolce
e un po’ rotto, e non ho mai desiderato nessuno nella mia vita come desidero
lui.
Sulle ante dell’armadio a ponte sono appiccicate cascate
di foto, di quelle appena sgranate fatte ancora con le macchine fotografiche
analogiche. Nessuna di loro ha la qualità scenografica di quella (…),
eppure… non mi importa.
Non mi interessa se la luce non è giusta, se qualcuna non è nitida. Sono tutti
ricordi. Attimi rubati al tempo, fragili nella memoria come bolle di sapone, ma
carichi di un tale amore da mozzarmi il fiato. «Guarda quanto eravamo
piccoli…»
Passo il dito sulle strisce di nastro adesivo
arricciato che le tengono su. Ne accarezzo il bordo con i polpastrelli.
In qualcuna siamo con le famiglie al completo, ma nella stragrande maggioranza
siamo solo io e Mathias. Al parco, nella casa di Lienz o nella nostra a Roma,
in campeggio, sdraiati sopra l’erba, sul cucuzzolo di qualche montagna o ai
mercatini di Natale. Siamo noi due con altezze diverse e vestiti diversi, con
capelli per lo più corti ma un sorriso perenne sul volto.
E come avrebbe potuto essere altrimenti? Ero con Mathias. Con il mio migliore
amico, la persona più importante di tutto l’universo.
Non era un compleanno se lui non mi stringeva la
mano mentre spegnevo le candeline. Non era Natale se il cuore non mi sembrava
esplodere nel petto per la paura che il regalo che gli avevo scelto potesse non
piacergli.
Una paura sciocca, perché ogni singola
volta mi aveva buttato le braccia al collo, stretto a sé. La sua risata
entusiasta mi aveva avvolto come il più caldo dei plaid in una notte fredda, e
avevo pensato: “Così. È così che voglio passare il resto della mia vita”.



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