Capitolo 1 di 'Sei tu', storia su wattpad

 Iniziamo con il primo capitolo della nostra storia su wattpad, 'Sei tu'. 

Pronti?



Capitolo 1 - La scuola


L'auto arrivò puntuale, più che un'auto era una limousine. 


Il piccolo omega rimase a bocca aperta guardando la bellezza della macchina, per di più all'interno oltre all'autista non c'era nessuno. Era solo ed esclusivamente per lui!


"Non è un po' troppo?" chiese all'uomo che era venuto a prenderlo, ma l'altro non rispose, restando invece fermo dopo avergli aperto lo sportello. 


"Mmh..." si rispose da solo, stava per portare la valigia all'interno quando l'altro lo fermò e gli prese il bagaglio. 


Peter lo guardò stupito e l'uomo fu costretto a parlare dopo un lungo silenzio.


"La poserò io" disse con voce fredda e distaccata prendendo la valigia. Peter annuì e sentendosi a disagio entrò per poi mettersi comodo. 


"E' davvero bella" sussurrò, mentre nel frattempo l'autista aveva sistemato tutto e si era messo alla guida. In realtà l'auto era talmente tanto grande che non riusciva a vederlo e questo aumentò la sua ansia.


Seduto lì da solo, si accarezzò distrattamente la nuca cercando di restare calmo. Aveva portato per precauzione anche dei cerotti per mascherare i suoi feromoni, ma li avrebbe usati solo in casi estremi. Non ne aveva molti perché non solo erano rari, ma ancora costosi.


L'auto partì e con suo rammarico Peter capì quanto fosse distante da casa, lo sapeva già ma constatarlo gli portava dolore. Avrebbe dovuto aspettare solo le ferie di Natale o Pasqua per ritornare a casa, nei weekend era impossibile, soprattutto per lui che non aveva un'auto personale.


Dopo molto tempo, finalmente arrivarono. 


La scuola era posta quasi al di fuori della grande città, proprio per la sua grandezza. La struttura infatti era imponente, posta su più livelli si perdeva a vista d'occhio. C'erano diversi giardini, campi da basket, calcio e una piscina. 


"Sembra un sogno..." borbottò, trascinando la misera valigia. Peccato che, da come sapeva c'erano poche classi e la scuola, per la sua rigidità non era molto frequentata.


"Mi segua" disse un maggiordomo, lo stava appositamente aspettando per fargli fare il giro e poi portarlo alla sua stanza personale, dove anche gli altri ragazzi soggiornavano. L'uomo era alto, sulla cinquantina, viso pulito e lenti spesse. 


"Buongiorno!" rispose, ma l'altro lo ignorò completamente. E' un vizio?  Qui nessuno parla?


Proprio come l'autista, Peter non percepì nessun odore. E' un beta? Si chiese, camminando velocemente per stare al passo. 


"Mi scusi..." chiese timidamente "Potrebbe rallentare?"


L'uomo si volse e gli diede un'occhiataccia. "Qui bisogna essere veloci e scattanti!"


"Oh..." sospirò e allungò ancora di più il passo, ma miracolosamente l'altro rallentò e per poco non andò a sbattergli contro. 


"Lei è molto fortunato, non tutti riescono a passare e avere una borsa di studio" e dicendo ciò gli passò un foglio piegato.


"Cos'è?" chiese prendendolo. 


"La mappa della scuola! Cosa sennò?" 


"Lei è molto simpatico!" disse con un grande sorriso ed ironia, poi per non essere troppo brusco aggiunse: "Grazie"


L'uomo lo guardò come se fosse un alieno, ma subito distolse lo sguardo non appena finirono di attraversare il giardino ed arrivare all'entrata. 


Stava giusto pensando a cosa potesse mai servire una mappa, quando vide l'interno e i suoi occhi si sgranarono. Ma quanto è grande? Sembrava addirittura più grande dell'esterno. 


"E' quasi uno spreco" sussurrò, incapace di tenere a freno la lingua.


"Come?" chiese l'altro, ma non gli diede il tempo di rispondere che lo portò velocemente lungo i corridoi. 


"Come si chiama?" chiese, cercando di fare conversazione. 


"Può chiamarmi Mess" disse senza guardarlo. 


"Io invece..." ma l'altro non gli diede modo di finire la frase.


"So già chi è" e si allontanò.


Dopo due ore e mezzo, sudato e stanco, Peter non ne poteva più. Il maggiordomo gli aveva fatto vedere tutta la parte inerente all'università con annessa biblioteca e mensa, e adesso si accingeva finalmente a portarlo nella camera. Non si aspettava però che ci fosse ancora così tanto da camminare! Era esausto, per di più...


"Dove sono gli altri studenti?"


"Gli altri ragazzi arriveranno nel tardo pomeriggio, vengono accompagnati dai propri parenti e solo chi..." lo guardò e poi tossì schiarendosi la gola "solo chi ha una borsa di studio viene accompagnato prima"


 "Ma ero l'unico!" disse con sincerità Peter. 


"Esattamente" sottolineo il maggiordomo, quasi come a dargli il colpo di grazia. 


Sarà difficile qui... si lamentò Peter, ricordando poi a se stesso di non arrendersi, questa era una grande opportunità che non tutti potevano avere. 


"E..." si schiarì anche lui la voce per poi sussurrare "E' vero che il Principe inizierà a studiare qui?"


Il maggiordomo sbiancò per poi accelerare ancora di più il passo "Non parli di cose che non la riguardano!" era estremamente in imbarazzo. 


Non avendo altra scelta, sconsolato, Peter gli corse dietro come un pazzo. "Ehi, aspetti!"


Dopo molto tempo, in cui il cuore gli era salito in gola, arrivarono all'ultimo corridoio e ad un'ultima stanza. 


"La cena è alle nove oggi, venga alla mensa che le ho fatto vedere" poi vedendo lo sguardo distratto di Peter gli indicò la mappa. Gli consegnò le chiavi, gli spiegò brevemente le regole della stanza e neanche il tempo di rispondere, che il ragazzo lo vide andar via. 


Onestamente l'omega aveva capito ben poco, ma girò la chiave ed entrò in quella che sarebbe stata la sua abitazione per i prossimi mesi. Appena aperta lo stupore era dipinto sul viso. 


"Ma davvero dormirò da solo qui? Sembra per dieci!" Era camera era ampia quasi come l'appartamento di sua nonna. Il letto era al centro, a due piazze e mezzo, c'era poi un grande armadio in legno chiaro finemente ritagliato, due comodini, un tavolino in ferro battuto e due poltroncine vicino la grande porta-finestra che si affacciava sul balcone, un grande tappeto, un lampadario di diamanti, una scrivania con annessa piccola libreria e una porta che dava sul bagno privato. 


"Troppo... troppo grande! Sto sognando?"



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