E' con noi Christian Cannavò, autore di 'Contratti e cavalli d'amore'
Un'altra intervista approda sul blog!
Oggi ho avuto il piacere di ospitare Christian Cannavò! Che ringrazio nuovamente per la disponibilità 💙
Siete pronti a scoprire qualcosa di più su di lui e i suoi scritti?
Iniziamo!
Ciao e grazie per essere qui! Per prima cosa presentati,
cosa fai nella vita.
Ciao! Grazie a te per questa intervista. Mi chiamo Christian
Cannavò, ho 25 anni e scrivo romance queer. Al momento sono completamente
immerso nella scrittura. La maggior parte delle mie storie ha come protagonisti
persone plus-size, perché credo fermamente che ogni tipo di corpo abbia il
diritto di essere rappresentato.
Descriviti con tre aggettivi.
Queste domande mi mettono sempre in crisi e, di colpo,
dimentico completamente chi sono ahahah. Descrivermi con tre aggettivi, mmh…
Direi perfezionista (sono delle Vergine), simpatico (o almeno spero) e ansioso.
Avrei potuto scegliere tre aggettivi tutti lusinghieri, ma vabbè. Bisogna
essere onesti, no?
Come ti sei avvicinato alla scrittura?
Ho sempre amato i libri, fin da bambino. Credo sia una cosa
che accomuna tutti gli scrittori. Ero un tipo solitario, taciturno e forse un
tantino asociale. Faticavo a fare amicizia perché avevo paura di non piacere o
di risultare strano. Inoltre, ho capito abbastanza presto di essere gay, e
provenendo da una città bigotta del sud Italia, il terrore che qualcuno potesse
scoprirlo mi ha bloccato dal farmi degli amici per anni. Vivevo di paura e
ansia. Ma mai quando leggevo. Mai quando mi rannicchiavo sul mio lettino,
aprivo un libro e potevo perdermi in foreste tropicali, case infestate, viaggi
nello spazio o in adorabili storie d’amore. Leggere era la mia casa. E poi lo è
diventata anche la scrittura. Scrivo dai tempi delle medie, quando mi dilettavo
con fanfiction sui miei anime preferiti, ma ho cominciato a farlo seriamente
dopo le superiori. Costretto in casa a causa della quarantena, la scrittura era
l’unico sfogo in un mondo che sprofondava, giorno dopo giorno, nel caos più
totale. Da lì ho capito che non potevo più farne a meno ed eccoci qua ahaha.
Quando hai pubblicato il tuo primo libro? Di cosa parlava?
Il mio primo romanzo si intitola “Stavo Aspettando Te”. Si
tratta di una storia d’amore queer con protagonisti due uomini che, nel mondo
gay, vengono definiti “orsi” per via della fisicità corpulenta e l’abbondanza
di peli. Ero al settimo cielo quando è stato preso. È rarissimo vedere romanzi
in cui i protagonisti non sembrano appena usciti da un catalogo di moda. In
soldoni la trama consiste in questo scrittore in crisi (Nathan) che viene
spedito dalla sua agente in vacanza in un resort di montagna a gestione
familiare e lì incontra il tuttofare (Abraham). È una commedia romantica con
tanti momenti esilaranti, altri toccanti e alcuni bollenti. Nathan e Abraham
saranno per sempre i miei preferiti <3.
Ho visto che hai pubblicato da poco un libro per la Triskell
Edizioni, ti va di raccontarci un po’ la storia?
Il 20 aprile è uscito il mio quinto romanzo: “Contratti eCavilli d’amore”. Si tratta di un office romance queer il cui tema centrale è
la ricerca di libertà. Libertà in ambito lavorativo, familiare e privato. Poe è
un rampollo la cui vita è stata decisa dal padre. Ogni scelta, ogni mossa,
persino come pensare. Hunter, invece, è il suo segretario. Uno spirito libero,
fiero di chi è e dall’indole positiva. Ma ciò non significa che la sua vita sia
rosa e fiori. Ha dovuto abbandonare l’arte per amalgamarsi alle aspettative
della società e… No. Basta. Non dico più niente. Se volete saperne di più,
leggetelo ;)
Se potessi parlare con i tuoi personaggi, Poe e Hunter, cosa
diresti loro?
A Poe direi di tirare fuori le palle e prendersi ciò che
vuole, senza il terrore di non avere l’approvazione del papà. A Hunter direi di
tenersi stretto Poe e di farsi regalare una vacanza alle Hawaii ogni volta che
ne ha bisogno. “Eat the rich”, sì, ma prima prosciugategli il conto in banca, mi
raccomando.
Se ne avessi la possibilità cambieresti qualcosa in
‘Contratti e cavilli d’amore’?
Si può sempre fare meglio per cercare di sfiorare la
perfezione, ma una volta pubblicato, preferisco non pensarci più. Altrimenti
non mi godrei l’uscita, i messaggi di supporto e l’affetto di chi mi legge.
Cosa ti ha ispirato nello scrivere il tuo ultimo libro?
Sono quello che tra gli scrittori viene chiamato “il
giardiniere”. Pianto un seme, e poi lascio che cresca. Faccio così con tutti i
miei romanzi. Ho un’idea di partenza, dei personaggi, una trama, ma poi lascio
che sia la storia a parlarmi a mano a mano che la scrivo. Tento di crearmi una
scaletta, ma finisce che non la seguo mai. Così è successo anche per “Contrattie Cavilli d’amore”. L’unica cosa a cui mi sono effettivamente ispirato è Henry
Cavill per l’estetica di Poe. Io AMO Henry Cavill. È la mia ossessione da
quando avevo 13 anni. Dovrei andare in terapia.
Cosa non deve mai mancare secondo te in un romanzo? Ergo,
cosa non manca mai quindi nei tuoi scritti?
Direi una storia coinvolgente e dei personaggi affascinanti.
E non intendo esteticamente, ma caratterialmente. Non mi interessa leggere di
addominali scolpiti e mascelle affilate ogni tre righe. Voglio i sentimenti, le
difficoltà dei protagonisti, gli ostacoli che impediscono loro di amarsi.
Infatti questo è ciò che troverete SEMPRE nei miei romanzi.
Se dovessi associare un colore ai tuoi scritti quale
assoceresti e perché.
Viola. Semplicemente perché amo il viola e tutte le sue
sfumature.
Che emozioni provi nel sapere che un tuo libro, una tua
idea, può essere letta da altre persone?
Gioia, perché posso far sorridere/emozionare qualcuno che ne
ha bisogno. Oppure dare una buona rappresentazione a un ragazzino che magari ha
paura di fare coming out, o si sente in difetto perché non è abbastanza alto,
abbastanza magro o abbastanza muscoloso. Con le mie storie voglio confortare
chi sente il peso della società addosso. Non siete sbagliati, anche se il mondo
intero vuole convincervi che lo siete.
Terrore, perché in ogni mio romanzo c’è una parte di me, e
permettere a degli estranei di leggerti dentro fa davvero tanta paura. Piacerà?
Non piacerà? Ho fatto abbastanza? E se ho scritto delle stupidaggini? Scrivere
e pubblicare vuol dire dover affrontare questi dubbi, e quasi mai si ha una
risposta certa. Ma alla fine sono grato a chi mi legge e a chi mi dà la
possibilità di raccontare le mie storie.
Hai dei retroscena da svelarci sul tuo ultimo libro che
nessuno sa?
Niente di eclatante. Una volta ho scritto oltre settemila
parole in una sola sessione di scrittura. È più di quanto abbia mai fatto in
vita mia. Infatti non è mai risuccesso.
Stai scrivendo altro? Hai progetti futuri?
Scrivo costantemente, ogni giorno. Anche quando non scrivo,
i miei pensieri sono sempre rivolti al mio work in progress. Al momento sto
lavorando a un music romance Omegaverse ambientato in Corea del Sud. In
seguito, vorrei scrivere un regency in stile Bridgerton, ma super queer.
Se dovessi augurarti qualcosa per il futuro cosa sarebbe?
Di riuscire a scrivere senza l’angoscia costante di non
essere bravo abbastanza. E ovviamente di vendere centinaia di migliaia di copie
al day one, stare in vetta alle classifiche per mesi e sposare Henry Cavill.
Forse l’ultimo punto è irrealizzabile, ma il resto mi sembra fattibile.
Ti ringrazio per essere qui e se vuoi lasciami la tua pagina
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